Il meglio di CAIO..... E NON SOLO

Chi non conosce, nell’ambiente del baseball bolzanino, Caio, al secolo Claudio Carsaniga?  

In questo angolo dedicato al nostro beneamato manager non intendiamo, tuttavia, decantarne le doti di tecnico pluridecorato, che annovera nel suo palmares diversi titoli conquistati alla guida del Pool 77, anche perchè il diretto interessato si è già fatto ampia pubblicità inviando il proprio curriculum sportivo al sito della società, dove tutti possono agevolmente consultarlo. Caio è personaggio di grande spessore, dotato di notevole carisma ed umanità, capace di far gruppo azzeccando la battuta giusta per sdrammatizzare un momento di tensione, e nel contempo capace di far rendere al massimo i propri giocatori conferendo loro la giusta carica agonistica.

Ma non è certo nostra intenzione elevare un panegirico all’allenatore, magari per strapparne il posto da titolare in squadra, bensì sottolinearne alcune peculiarità nell’uso della lingua italiana, perlomeno nell’uso orale, visto che non abbiamo sufficiente materiale per documentarne l’uso scritto. Caio, infatti, è un entusiastico innovatore della lingua italiana, al punto che lo stesso Zingarelli fa fatica a star dietro alle continue invenzioni semantico-linguistiche del Nostro, che tuttavia contribuiscono a fare dell’italiano una lingua viva. Magari in alcune occasioni Dante avrebbe preferito essere preventivamente consultato, ma tant’è, chi potrebbe mai fermare il nostro creativo?

 

E poiché l’esempio è trascinante o – più semplicemente – chi va con lo zoppo impara a zoppicare, diversi soggetti all’interno della squadra hanno incominciato a commettere strafalcioni, presi da improvviso zelo emulativo, nel tentativo – ahimè destinato a fallire – di superare il Maestro. Nel gruppo deve essere ricompreso anche Roberto Medina, l’allenatore cubano che tanto sta facendo per la crescita di tutto il gruppo grazie alle sue indubitabili qualità tecniche. Il suo italiano spagnolizzato, o il suo spagnolo italianizzato, costituiscono un mix irresistibile, a cui abbiamo pensato di pescare a piene mani. E’ evidente che a Roberto si perdona tutto, visto che l’italiano non è la sua lingua

 

Di qui la necessità di documentare nel libero spazio di internet le imprese linguistiche non solo di Caio, ma di tutti coloro che si sono cimentati in questo campo o hanno intenzione di farlo nel futuro prossimo venturo.

 

Ecco perchè abbiamo raccolto, in rigoroso ordine alfabetico, questa antologia di frasi e detti celebri, con l’avvertenza che, se non è indicato l’autore, la locuzione è da intendersi riferita a Caio.

 

Questo spazio sarà continuamente aggiornato, nella certezza assoluta che tutti i membri della squadra vi contribuiranno generosamente.

 

Un’avvertenza: l’accesso a questo elenco è consentito solo a coloro che hanno solide basi grammaticali, in quanto la lettura di alcune espressioni potrebbe far vacillare anche le certezze più granitiche in campo linguistico.

       L’Anonimo bolzanino

Antologia   

 

stagione 2004

  A come arioma. Caio sta studiando evidentemente medicina, ed i progressi sono tangibili. L’arioma è quel malessere che lo colpisce quando la sua squadra gioca male, i sintomi sono senso di disgusto, noia, tendenza alla depressione. In questi casi serve proprio il “chirurgo della mente”, per estirpare il male oscuro. Vedi la voce relativa C come chirurgo della mente.

  A come aut (De Boni Denis). Questa rappresenta l’esatta trascrizione fonetica del termine “out”, alquanto usato nell’ambito del baseball. L’ennesima dimostrazione che l’inglese è sempre questo illustre sconosciuto per la maggior parte degli italiani e che non è affatto una lingua per tutti, parafrasando una nota pubblicità.  

  B come batti e corri (De Boni Denis). Il massimo interprete di questa giocata è il buon Denis, benchè susciti un po’ di inquietudine la sua domanda, dopo anni di onorata carriera, se si debba girare la mazza anche se la palla è ball.

  C come cagotto (Mellini). È un virus intestinale che colpisce talvolta il buon Paolo. Costui, interbase dal braccio potente, quando il virus si manifesta si ritrova con un braccio che a malapena gli consente di tirare la palla in prima. Cercasi urgentemente medico capace di guarirlo dal misterioso male.   

  C come canar (Macho). Unità di misura della scoreggia. Secondo la nota definizione di Macho, è la quantità d’aria da espellere necessaria per spennare un canarino alla distanza di un metro. Ne è recordman indiscusso Denis de Boni. Vedi anche E come Eolo.

  C come chirurgo della mente. He’s back! Il mitico Caio, dopo tempo immemorabile, è tornato con  una di quelle espressioni per le quali si è resa necessaria la creazione dell’omonimo angolo. Chi è il “chirurgo della mente”?  Un neurologo, uno psichiatra, uno psicologo, un neurochirurgo? Solo lui lo sa. Ma da oggi la medicina saluta l’ingresso di un nuovo seguace di Ippocrate.

  C come comico (Nurrito). E chi se lo ricorda un Roby così? Festeggia le sue 36 (oops 26) primavere battendo a casa i punti della vittoria nel match contro lo Staranzano, si tuffa come ai bei tempi per conquistare la terza base, ma non è solo questo. Scherza, ride e racconta gags come un comico di Zelig e per lui, che è sempre stato un po’ musone, questa è la novità più grande. La duplice paternità l’ha sicuramente ammorbidito, ma forse parte del merito per questa sua metamorfosi caratteriale spetta anche allo spogliatoio del Bolzano.

  C come contraddendo (Caser): Perla di rara bellezza linguistica , sentita in occasione della trasferta a S. Martino Buonalbergo del 2/5/2004. E’ evidentemente una variante del gerundio del verbo “contraddire”, fatto che testimonia la grande vitalità della lingua italiana, sempre in continua evoluzione.

 C come croupier (Girelli). Girelli ormai ha trasformato il pullman del Bolzano in una bisca viaggiante. Poker, black jack, ma anche i giochi tradizionali come tresette e scopone scientifico, sono praticati ormai in maniera semiprofessionale. Lo spettacolo più bello è vedere come brillano gli occhi del Diablo quando prende le fishes e annuncia “Signori, benvenuti al casino di Montecarlo. Fate il vostro gioco.” Nato per fare il croupier.

  D come daltonia. Caio ormai spazia su tutto lo scibile della medicina. Prontissimo rileva, novello oculista, come Gianluca Occhi soffra di un difetto visivo chiamato più comunemente daltonismo. Ma evidentemente la “daltonia” ne rappresenta una variante più insidiosa. Vedi anche A come arioma e C come chirurgo della mente.

 G come gordo (Magri). È questo il simpatico nomignolo che il tecnico cubano Dagoberto ha affibbiato a Sandro, forse - ma tremiamo solo al pensiero - a causa della sua silhouette.

 G come gradi di durezza (Magri). Si articolano nella notissima scala scientifica, elaborata da Sandro dopo lunghi anni di studio, che annovera i vari gradi di "mollo", "semimollo", "barzotto", "duro", "duro da culo" e "duro da cordata" in un climax davvero ragguardevole. Il docente Sandro invano tuttavia, tenta di insegnare queste nozioni a Caser che, discepolo impenitente non riesce mai a ripetere perfettamente le nozioni apprese.   

 H come “hackerare” (Magri). “Ti hackero il sito!” È questa la minaccia che il furente Magri ha lanciato nei confronti dell’ anonimo bolzanino quando sono apparse le prime definizioni sul suo conto . Ma l’anonimo bolzanino non si fa intimidire e prosegue nella sua opera.

 K come king of the pop – fly (Castioni). E’ Mirco Castioni, ad avviso di Piu, il re del “pop – fly”, l’uomo capace di scagliare la pallina ad altezze siderali con sommo gaudio degli esterni avversari (quando ci arriva….), colui che abbatte i satelliti con facilità irrisoria. E’ questa l’autentica ragione per cui Rete 4 non può andare sul satellite, altro che legge Gasparri: non ci sono più satelliti a disposizione, troppo pericoloso.

 L come lavatrice (Caser). E’ questo l’incombente che aspetta il buon Caser al termine di ogni partita, una delle conseguenze nefaste della raggiunta parità tra i sessi anche nella suddivisione dei lavori domestici. I maligni sostengono che questo sia uno dei motivi per cui i suoi tuffi all’esterno si sono rarefatti nel corso degli anni. L’interessato, naturalmente, smentisce con veemenza.

 L come luccio (Magri). Rivisitazione in chiave moderna di una delle favole di Esopo. Magri è il luccio che esce dalla tana ed attenta alla virtú della carpetta, graziosa fanciulla in abiti discinti che pratica il footing sulla ciclabile.

 L come lupa (Piu). E’ la madre di tutte le definizioni che ne sono derivate, come zora, ciorciola, gnocca e similari ed appartiene al patrimonio lessicale di ogni giocatore di baseball che si rispetti a Bolzano. Il grido “Ehi, lupa!” con cui Piddu apostrofa ogni fanciulla di leggiadro aspetto che, ignara, pratica il footing sulla ciclabile, allo scopo di attirarne l’attenzione, provoca sempre un certo sconquasso nei compagni di squadra, i quali si sentono in dovere di esaminare più da vicino tale mirabile spettacolo. Nei casi più eclatanti, alcuni si precipitano verso la rete del campo, allo scopo di conquistare la visione migliore, in tutto simili agli avvoltoi che si dirigono sulla preda.

 L come lupa vulgaris (Magri). E’ questo il termine scientifico coniato dall’esimio dott. Magri per designare la “zora”, a sottolinearne il carattere dozzinale in rapporto alla “lupa”. A tale conclusione il novello Linneo è giunto al termine di un’appassionante dissertazione, tenutasi nello spogliatoio della squadra il 01/09/04 di fronte ad un uditorio attento, che vantava tra i presenti anche Caio, autentico cultore della materia, il quale ha pienamente approvato la scelta dell’illustre collega. In questo modo si stabilisce la non perfetta identità tra i due soggetti femminili in questione, come supposto erroneamente in passato da altri eminenti studiosi, e l’esistenza di un rapporto come tra genere e specie tra “lupa” e “zora”. Vedi anche L come lupa e Z come zora.

 L come lupella (Piu). E’ semplicemente una lupa di giovane età, ma già molto promettente, non necessariamente minorenne come qualche malizioso potrebbe sospettare. Nella preistoria si usava l’espressione “C.B.C.R.” (cresci bene che ripasso), espressione ormai desueta. Il lemma, comunque, non è ancora così radicato nell’uso. Vedi L come lupa.

  O come orca (Piu). L’etologo Piu sostiene che le orche, quando smarriscono il senso dell’orientamento, si “spiaggiano” sulle isole Maldive. L’Anonimo bolzanino, anche se dubita ugualmente che questo sia uno spettacolo così frequente nell’Oceano Pacifico, se non altro per le ridotte dimensioni degli atolli in questione, tuttavia, dopo una breve ricerca su Internet, deve ammettere che tali mammiferi marini popolano tutti i mari del mondo, dall’equatore ai poli, e quindi fa pubblica ammenda di lazzi e cachinni rivolti all’autore dell’affermazione. Per ulteriori dettagli su usi e costumi delle orche si prega di consultare il sito http://www.animalinelmondo.com/animali/vedi.php?NewsId=536  

  P come Pirenei (Marazzi). Lapsus geografico del buon Beppe, che allude ad uno sconfinamento italo - francese che dovrebbe avvenire sui Pirenei, cosa impossibile stante l’attuale situazione orografica. Tuttavia, in questo modo, Beppe entra a buon diritto nell’angolo di Caio, e non solo per le sue performances di spogliarellista (vedi S come spogliarello). Adesso è uno di noi.

  P come pletora di riso (Magri). È questo un piatto fondamentale nell’alimentazione di Sandro in trasferta. Sentito a Modena 18/04/04. Ci affidiamo all’autorità dell’ “ipse dixit”.

 R come record. Caio abbatte uno dei muri storici dei guinness dei primati, analogo per importanza a quello dei 10 secondi netti nei 100 metri piani. Nel discorso precedente la finale di Coppa Italia del 2004, infatti, impiega meno di 10 minuti ( 9’ e 58” , come cronometrato diligentemente da Mauro) per caricare i ragazzi, record assoluto considerando la sua abituale prolissità. Vedi, per capire il personaggio e l’eccezionalità dell’impresa, P come vorrei dire due parole.

  R come Robin Hood (Girelli). E’ nota la leggenda di Robin – Hood, che ruba ai ricchi per dare ai poveri. E’ meno nota la storia del Diablo che, novello Tremonti, – cito testualmente – “porta ai ricchi per dare ai poveri”, il che appare francamente impossibile. Che tale lapsus derivi da una deformazione professionale legata alla sua attività di commercialista?

  S come schizzo (Magri). Soprannome con cui Sandro è universalmente noto nel mondo del baseball bolzanino, a causa di alcune sue intemperanze caratteriali. L’aneddotica è sterminata: si parla di spikes le cui lame d’accaio fanno scintille in spogliatoio, e di mazze da baseball scagliate ovunque. L’Anonimo bolzanino può testimoniare di quella volta in cui solo insieme a quattro ben più nerboruti compagni di squadra riuscì  a trattenerlo dal fare giustizia sommaria di un avversario o di quella in cui, in preda a trance agonistica , disse: “Questa non è una partita di baseball, è una guerra!”. Mitico.

  S come spogliarello (Marazzi). Che spettacolo ha offerto Beppe alla festa al campo del 18 luglio: movenze feline, sguardi ammiccanti, sensualità che sprigionava da ogni parte del corpo, una scoperta incredibile per tutti quanti, tale da suscitare scene di delirio tra le ragazze presenti allo show. A questo punto abbiamo trovato il protagonista dell’edizione italiana di “Full Monty”.

 T come Tiger Woods (Zaccomer). La sua tecnica in battuta fa inorridire gli esteti del baseball, anche se, quando colpisce la pallina, le sue valide sono sempre pesanti; tuttavia alcuni suoi colpi vellicano i palati sopraffini degli intenditori del golf, e ricordano il campione Tiger Woods quando “putta per il birdie”, donde il meritato soprannome.

  Z come zefiro. Per Caio lo zefiro non è il dolce vento primaverile cantato da tutti i poeti, bensì un volgare cerino. Che l’abbia confuso con lo zolfanello? E’ probabile, ma - ciò che è più grave – è che abbia tentato di convincere disperatamente altri membri della squadra della verità della sua tesi. Recidivo.

    

archivio 2002-2003(colori:     anno 2003    anno2002):

  A come argagno. Strumento utilizzato per sollevare  pesi. Meglio conosciuto come “argano”.

B come batting pratter o practer. L’espressione corretta è patrimonio linguistico esclusivo del solo Caio, autore – tra l’altro – di un vocabolario di inglese svizzero assurto a fama mondiale. Audace rivisitazione linguistica del noto esercizio in battuta, meglio conosciuto come “batting practice”.

B come bentornato. L’anonimo bolzanino porge a nome suo e di tutti i suoi compagni di squadra il proprio saluto al mitico Caio, che è tornato ad allenare, prezioso ed indispensabile come sempre. Come avevamo sospettato, Caio non è riuscito a resistere al virus del baseball, che puntuale colpisce tutti gli appassionati in primavera con l’inizio della stagione all’aperto.

B come brombo. Etimo di incerta origine, forse dialettale: nonostante accurate ricerche filologiche sul Zingarelli non siamo riusciti a rinvenirne traccia. Sentito per la prima volta da Caio in data 09/06/2002, in occasione dell’ispezione al campo del Bellamio Padova per verificarne la praticabilità. Sta a significare “intriso d’acqua”.

B come Brontolo (Occhi). Nota caratteriale del buon Gianluca, capace di polemizzare su ogni aspetto dello scibile umano. Il lungo soggiorno in terra canadese ha sviluppato – se possibile – ancor più la sua vis polemica, che adesso raggiunge vertici di eccellenza assoluta.

B come brontolo 2 (Mazzucchi). Anche il forte giocatore bolzanino, come suo cugino Occhi, possiede uno spiccato spirito polemico. Evidentemente mai come in questo caso la genetica impone le sue regole.

C come cellulare (Alotti) . Si definisce “sgonfio” indifferentemente se privo di credito o se ha la batteria scarica. Almeno così proclama Mauro.

C come carismi o crismi. I due vocaboli sono usati indifferentemente dall’ineffabile Caio come sinonimi.

C come certezza. In un mondo difficile come quello in cui viviamo, l’unica certezza, che resiste inossidabile al trascorrere degli anni, è che l’Inter non vincerà mai! Dedicato a Caio e a tutti i suoi accoliti neroazzurri, ormai razza condannata all’estinzione. Vedi anche, naturalmente, I come Inter.

 C come ciorciola (Girelli) . Con tale vocabolo il Diablo indica ogni donna avvenente, ed in questo senso il vocabolo è sinonimo di “gnocca”. E’ interessante segnalare come, per sua stessa ammissione, il Diablo abbia investito cospicue somme in corsi di ballo latino – americano per migliorare le proprie doti di ballerino, proprio per conseguire lo scopo primario di trovare ciorciola. Attualmente i suoi sforzi sono stati premiati, anche se l’esborso di denaro comunque continua incessante. Dal punto di vista economico, infatti, la ciorciola rappresenta un deficit costante.

C come collezionatore (Alotti). Si tratta di vocabolo di recentissimo conio, da utilizzare al posto del più conosciuto termine “collezionista”.  

C come colpito (Caser). Il re della speciale classifica è Andrea Caser, che ciclicamente reca bollini colorati su varie parti del corpo. L’interessato sostiene che è l’unico modo per fermarlo in battuta, ma la sua tesi riscuote scarso credito all’interno della squadra.

 C come cugno (De Boni Denis). Attrezzo ligneo da cantiere. Più comunemente conosciuto come cuneo.

  D come Diablo (Girelli). Soprannome del buon Andrea Girelli, grande acquisto di quest’anno per le sue doti tecniche e la sua capacità di fare spogliatoio come pochi. Tutti noi aspettiamo che si rimetta in sesto dall’infortunio subito in campionato per unirsi al resto del gruppo.

  D come dopopartita (Bergamini – Sevvi). Dialoghi dell’assurdo dopo il big-match contro i Dragons. Prima Berga dice di non aprire la borsa del ghiaccio, perchè altrimenti “il ghiaccio si raffredda”. Poi dinanzi alla prospettiva di una doccia gelida, dice che fa bene alla salute perchè così “il sangue si ricircola”, anzi, non pago, si corregge e dice “il sangue ribollisce”. Patrick, geloso delle performance linguistiche dell’amico-rivale, invita tutti ad andare nello spogliatoio del Castenaso, perchè “lì vi saranno sicuramente le docce calde”. Peccato che fossimo a Castelfranco Veneto. Unica scusante, ma solo per Berga: aver tirato dieci riprese ad altissimo livello sotto un sole cocente.  

 D come druido (Chinaglia Alberto). Il papà di Riccardo si è meritato questo soprannome grazie alle sue prodigiose pozioni, che hanno consentito ai giocatori del Bolzano di ottenere nella stagione 2003 prestigiosi successi. Umile ma prezioso, ha dato il suo contributo alla causa comune. Pertanto gli viene riconosciuto dallo spogliatoio all’unanimità il titolo di druido quale diretto discendente del nobile Panoramix.

E come Eolo (De Boni Denis). Così soprannominato per la capacità quasi sovrannaturale di sfiatare da ogni orifizio del corpo.

  E come erta (Pelli). Pelli, in preda all’euforia per la vittoria contro i Pixies, pretende di insegnare al neo centauro Mauro come percorrere “un’erta discesa”, un’evidente e certamente voluto ossimoro per i cultori della lingua italiana, così spesso bistrattata proprio in questo sito. A proposito, onde evitare estenuanti ricerche sul vocabolario (e le susseguenti polemiche sul guest-book): ossimoro = procedimento retorico che consiste nell’accostare ad una parola un’altra parola di senso contrario.

  F come foglia. Il vocabolo è utilizzato da Caio nell’espressione “Non nascondersi dietro ad una foglia”. Fantasiosa rielaborazione della locuzione correntemente usata in italiano “Non nascondersi dietro ad un dito”.  

  F come fungo. Attrezzo utilizzato dal coach in allenamento. Nelle mani di Caio si trasforma spesso in un’arma impropria che brandisce minacciosamente con chi lo fa uscire dai gangheri. Chiedere a Marco Mosca per conferme.

  F come forfettare (De Boni Denis). Così suonò la roboante minaccia di Denis “O la società ci paga domenica o il pranzo o la cena oppure si forfetta!” (nel senso di dare forfait). Decisamente Caio ha un temibilissimo rivale all’interno della squadra, tale da meritarsi un angolo tutto suo, tali sono le sue capacità inventive in materia linguistica.

   F come futuro (De Boni Denis). Scena a Verona durante il match contro i Dynos: Peter Kostner corre in prima convinto che il conteggio sia arrivato al quarto ball, ma l’arbitro lo richiama nel box di battuta. Il lancio successivo viene chiamato ball e quindi viene concessa la base. Denis, congratulandosi con il compagno dal dog-out per le sue doti di indovino, gli grida: “Bravo, hai prediletto il futuro!” Inimitabile.

  F come frustratrezze (Pelli). Il coach invita tutti i giocatori, nel prepartita di Verona, a scaricare in campo il proprio agonismo, utilizzando il vocabolo coniato per l’occasione. Attimo di imbarazzato silenzio nello spogliatoio, ed ecco che l’Anonimo bolzanino, conscio di rischiare il posto in squadra per cotanto ardire, ma nel contempo sicuro di interpretare la volontà unanime dei compagni, timidamente segnala che la parola verrà inserita a buon diritto nel sito per la sua originalità e forza espressiva.

 G come gnocca (Girelli). Intorno a questo concetto filosofico ruota l’intera esistenza del Diablo Girelli. Vedi D come Diablo.
   
G come gufo (Mazzucchi). Marco è la prova scientifica dell’esistenza delle forze del Male. La sua capacità di portare iella ai nemici ha dell’incredibile: state certi che su qualunque giocatore avversario egli poserà il proprio sguardo impietoso, costui commetterà un errore o finirà strike-out. Se poi si mette in tribuna alla testa della banda dei “gufetti”, i suoi temibili seguaci, la sua potenza malefica si moltiplica all’infinito.

  I come iaculare (Mellini). In seguito ad una dotta dissertazione di Paolo sul tema, abbiamo scoperto che con questo termine si indica il momento dell’orgasmo maschile, da distinguere da quello femminile, connotato più propriamente dal verbo “eiaculare”. Inutile sottolineare come tali sottigliezze possano essere colte solo da autentici cultori ed esperti della materia, tra i quali annoveriamo  a buon diritto Paolo.

  I come Ianlu (Medina). Traduzione in spagnolo di Gianluca.

  I come intellettuali. Tutti coloro che hanno un titolo di studio superiore alla terza media. E’ usato sempre in senso dispregiativo.

  I come Inter. Il Nostro è tifoso accesissimo della Beneamata che, come tutti noi sappiamo, non ripaga adeguatamente le attenzioni di Caio in termini di vittorie e risultati. Segnaliamo comunque a tutti i tifosi interessati il nuovo servizio TimInter offerto dalla Tim: “Parli gratis fino al 5 maggio, e poi non parli più”. Del servizio Caio è diventato l’abbonato n° 1.  

I come Isostan. Nome con cui il Mitico ha ribattezzato un integratore commercializzato in Italia con il nome “Isostad” e conosciuto all’estero con il nome di “Isostar”. Colpisce l’ironia con cui Caio prendeva in giro i giocatori che parlavano di questa bevanda energetica utilizzando il nome corretto.

  J come Joda (Pellizzari). Soprannome conferito all’unanimità dalla squadra al neo – allenatore del Bolzano. Nomignolo che lo stesso si è guadagnato propinandoci un esercizio a base di palline da tennis, da colpire a velocità supersonica con un manico di scopa, esercizio che ci ha fatto sentire come novelli cavalieri jedi.

  L come lascia! (Caser). Urlo di battaglia dell’esterno bolzanino per accaparrarsi la pallina, ereditato dal suo passato calcistico di portiere. Nonostante lunghi anni di rimproveri e contestazioni da parte dei compagni di squadra, l’interessato rimane fedele alle origini, e non vuole dismettere il grido a favore del più comune “mia!”.

  L come Lella (De Boni Daniele). Trattasi di animale marino che ama riprodursi in Laguna, in quanto gradisce i climi umidi e piovosi. Da pochissimo è solito operare gli spostamenti in sella ad una potente moto.

  L come lupa. Sinonimo di zora. Vedi sotto la voce corrispondente Z come zora.  

M come manovale (De Boni Denis). L’interruttore può essere nella posizione automatica o “manovale”. Ne prendiamo atto e riferiamo pari pari. Sentito nella trasferta di Padova del 09/06/02.

  M come morbo di Macho (Zecchini). Si tratta di malattia che colpisce i giocatori di baseball dopo una certa età, ed è caratterizzata dal fatto che l’arto del paziente non è più in grado di impugnare la pallina, che diventa una saponetta inafferrabile. Il primo caso diagnosticato scientificamente è quello di Macho, al secolo Massimo Zecchini, ma il morbo sta manifestando i suoi primi sintomi anche in Caser.

 O come Odino! (Pellizzari).  Grido di battaglia dell’allenatore bolzanino. Risuona minaccioso nel dog-out nei momenti topici della partita.

  P coma palla alta (Alotti).  Mauro si fa un baffo di un certo La Palisse e suggerisce a Zaccomer, impegnato in battuta, che “la palla alta rimane alta”. Siamo certi che le prestazioni in battuta del forte esterno bolzanino miglioreranno esponenzialmente grazie a questo prezioso ed illuminante consiglio.

  P come palombella. Traiettoria che caratterizza il lancio inconfondibile di Caser. Il duo Carsaniga-Medina dispera ormai di riuscire a migliorare questo fondamentale dell’esterno bolzanino.

 P come parole. “Vorrei dire due parole”. Tale locuzione costituisce il preludio all’80% dei discorsi di Caio, spesso pronunciati prima di partite fondamentali. In queste occasioni bisogna mettersi comodi, possibilmente seduti, e prepararsi ad un discorso di durata invariabilmente non inferiore alla mezzora. E’ proprio in queste circostanze che Caio conia la maggior parte delle sue espressioni, probabilmente perchè stremato dalla stessa lunghezza delle sue arringhe.

 P come pragmatico. Il vocabolo viene utilizzato da Caio curiosamente come sinonimo di “ermetico”. Tale uso non risulta documentato altrove in tutta la storia della letteratura italiana, dalle origini ad oggi.

  P come punto e chiuso. Variante del più diffuso “punto e basta”. Locuzione utilizzata a chiosa di discorsi particolarmente lunghi. Sentita per la prima volta al termine dell’arringa che ha preceduto il match Alpha Blues Modena – Bolzano di data 26/05/2002.  

  P come pulmista (De Boni Denis). E’ termine per pochi eletti, volto a designare l’autista del pullman. Come al solito, Denis è solerte nell’innovare la lingua italiana, dimostrando senza alcun’ombra di dubbio di essere l’allievo più dotato di Caio, “il maestro di color che sanno”, per dirla con il Poeta.

  R come Ragno (Mosca). Soprannome dato dalla squadra a Marco Mosca, per l’evidente ironia insita in questo ossimoro. E’ uno di quei rarissimi casi in cui siamo in grado di documentare la nascita di un nomignolo, che risale alla trasferta di Modena del 26/05/2002, complice l’incontro ravvicinato di Mosca con l’aracnide. Abbiamo atteso che trascorresse un mesetto per verificare se il soprannome attecchisse o meno nell’ambiente della squadra, ma dinanzi a prove irrefutabili abbiamo constatato che Marco Mosca è per tutti “Ragno”. E così sia, con l’augurio che il giovane bolzanino sia all’altezza di tanto onore. Per intanto, Marco ha dimostrato doti insospettabili, degne del miglior Macho, nella ricerca dei quadrifogli.

  R come rutto (De Boni Denis). Curioso modo di intercalare che ha nel suo autore uno dei campioni del mondo. Si caratterizza per la forte sonorità, ed è in grado di superare di parecchi decibel i parametri di legge. Più convincente di mille parole, spesso costituisce l’argomento vincente.

  S come S. Antonio (Alotti). Famoso santo ricordato per la sua capacità di parlare con gli animali, almeno secondo Mauro. In realtà l’agiografia cristiana attribuisce questa facoltà a S. Francesco, di cui si ricordano gli episodi con il lupo e gli uccelli. Lapsus perdonabilissimo.

  S come smanettoni. Indica la categoria di tutti coloro che hanno appreso l’uso del computer in maniera empirica, procedendo per tentativi. Rimprovero che Caio muove spesso ai cd. intellettuali della squadra (vedi I come intellettuali), dimenticando che degli smanettoni lui è forse uno degli esempi più fulgidi.

  S come smetti di tacere! (Zaccomer). L’improbabile invito è stato rivolto dal buon Marco in tribuna sabato 18/10/2003, durante il quarto tra Staranzano e Porta Mortara, a Carletto Belliero, affetto dal consueto attacco di logorroicità. a Marco vanno comunque concesse le attenuanti della provocazione, trattandosi di colui che ci prova – è ormai assodato anche nel guest-book per sua stessa ammissione – con la sua ragazza, e del clima polare, tale da paralizzare il cervello.

  S come sopranormale. Altro spettacolare neologismo di Caio, in sostituzione del più usato “sovrannaturale”. Forse un errore dovuto al gran caldo di questi giorni, registrato venerdì 21/06/2002. Bergamini ne è testimone neutrale.

  S come spegnere una lancia (De Boni Denis). Altro neologismo del forte terza base bolzanino, che reclama ormai a gran voce un angolo tutto suo. Si tratta di un’audace contaminazione tra “spezzare una lancia” e “spendere due parole”: nell’imbarazzo della scelta, Denis ha deciso di mutare il verbo. Inimitabile. Grazie di esistere.

  S come squeeze (Caser). Chiedere a Caser istruzioni su come giocare uno squeeze in una situazione decisiva. Per ulteriori informazioni consultare lo score di Bolzano – Pastrengo del 19/05/2002

 S come sorella di Caio. Personaggio circondato da un alone quasi leggendario. Viene citata dal fratello esclusivamente nella locuzione “Questa palla l’avrebbe presa anche mia sorella” per sottolineare un errore grossolano di un giocatore. Si mormora nell’ambiente, a questo punto, che la sorella di Caio abbia avuto un passato in major league.

S come Swarovski (Mellini). Soprannome azzeccatissimo per il giocatore più infortunato della storia del baseball bolzanino. Come il famoso cristallo, appena lo tocchi si rompe.

  T come tarli. L’etimo viene utilizzato esclusivamente nell’espressione “Bisogna far saltare i tarli dal legno”, ed è una metafora tratta chiaramente dal mondo delle falegnamerie. E’ un invito a dare il massimo, o a far emergere i problemi, a seconda dei contesti.

  T come tigre (Medina). Soprannome coniato dall’amico Roberto per Tobia Pergher. La ferocia dell’animale contrasta singolarmente con l’indole fondamentalmente mite e tranquilla di Tobia.

 T come toast (Caser). Secondo il diretto interessato il termine indicherebbe uno degli esercizi specifici della battuta, meglio conosciuto come “tos” o “toas” (la grafia esatta è incerta, o perlomeno ignota allo scrivente). A parere dello scrivente si tratta di errore scusabilissimo, derivante – ahime – da una conoscenza imperfetta della pronuncia inglese.

  U come universitari del c...o. Termine usato in senso assolutamente dispregiativo. Caio lamenta spesso di avere a disposizione giocatori troppo istruiti e rimpiange di non avere a disposizione una squadra composta da elettricisti ed idraulici. Questi ultimi, se non sono buoni a giocare a baseball, almeno sono utili per ristrutturare una casa. Per ulteriori approfondimenti consultare anche la voce I come intellettuali.

V come “verba volant, scripta restant”. Audace latinismo coniato da Caio in occasione della trasmissione televisiva “Attenti al lupo” di Carlo Conti al posto del classico “verba volant, scripta manent”. L’aggravante è data dal fatto che l’espressione non è rimasta circoscritta all’ambiente del baseball bolzanino, ma ha trovato vasta eco tra milioni di telespettatori. Caio docet, o – frase che ama spesso ripetere – “sale in cattedra”. Cicerone si faccia da parte.

  V come verranda (Zaccomer). Audace variante per “veranda” proposta da Marco Zaccomer in un momento di logorroicità allo stato puro.

  V come villa Zaccomer (Zaccomer Marco). Edificio sito nelle immediate vicinanze del campo da baseball. Così soprannominato in quanto interamente ristrutturato grazie ai cospicui risarcimenti erogati dall’Assicurazione per i danni causati allo stesso dai pop-fly di Marco.

  V come villa Belliero (Belliero). Altra denominazione dell’edificio già conosciuto come villa Zaccomer, imposta a furor di popolo dopochè la facciata dello stesso è stata duramente pregiudicata da una battuta di Carlo durante il match contro il CUS Trento. Si mormora nell’ambiente che il palazzo sia ormai in comproprietà tra i due giovani bolzanini.

  V come vinicoltori (Zaccomer Marco). Sapevamo che esistevano i viticoltori, ma Marco, in occasione di uno sproloquio enologico, forse proprio a causa di un’abbondante libagione, ci ha illuminato su usi e costumi di questa categoria di lavoratori. Ringraziamo sentitamente.

  V come violino zigano! Finalmente il Nostro fornisce un sostanzioso contributo al suo angolo personale, dopo tempo immemorabile, con una delle espressioni per cui è giustamente famoso. Volendo descrivere lo stato d’animo ansiogeno di Mauro durante la finale di Coppa Italia, ecco che Caio gli dice: Sei più tirato di un violino zigano”, locuzione che completa ed arricchisce quella più nota “Tirato come le corde di un violino”. Solo Caio può spiegare perchè il violino debba essere zigano, ma vogliamo paragonare la forza e l’efficacia di questa nuova espressione rispetto a quella antica? Un Genio.

  Z come zippare o (s)zippare. Il vocabolo viene utilizzato con frequenza da Caio, novello esperto informatico – ha scoperto come si accende da circa un anno e quindi si picca di esser diventato uno dei massimi esperti di informatica al mondo – ogni qualvolta deve descrivere un comando da lui impartito al pc.

  Z come zora. Donna che veste in abiti provocanti e che appare molto disponibile nei confronti dell’uomo. Caio ritiene che sia soggetto ben differente dalla zoccola, donna di malaffare, la quale è di valore infimo rispetto alla zora, e che presenta tuttavia il vantaggio non trascurabile di essere, e non soltanto apparire disponibile nei confronti dell’uomo. Nonostante lunghi seminari tenuti sull’argomento da Caio, soprattutto dopo l’allenamento, volti a sottolineare le specificità delle due categorie di donne, siamo giunti alla conclusione che i due termini possano essere utilizzati quasi indifferentemente, salvo lievi distinguo, per esprimere il sogno dell’uomo medio.